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INCONTRO CON JULIAN BARBOUR E GIULIO GIORELLO SUL TEMA DEL TEMPO CHE NON ESISTE(REBBE)
Serata conclusiva del Festival della Scienza domenica 22 gennaio al Parco della Musica di Roma.

(ENGLISH VERSION)

Forse qualcuno ricorderà che questo argomento mi incuriosisce da qualche tempo. Nel 2004 registrai su queste pagine elettroniche alcune considerazioni sotto il titolo "La vita è una trottola", pensieri maturati dopo aver letto il libro di Margherita Hack "Dove nascono le stelle"; concludevo le riflessioni con alcune deduzioni sul comportamento di quella cosa che chiamiano "tempo" ai limiti estremi della funzione "velocità": quella massima (il tempo è azzerato, fermo) e quella minima (a velocità nulla anche il tempo è nullo). "Nel mezzo c’è la nostra realtà, o forse è meglio sostenere che ci sono le nostre illusioni, perché chi ce lo dice che la realtà non sia proprio quella degli estremi, cioè quella di un Universo immobile e senza tempo?", scrivevo annunciando che avrei aperto il libro di Barbour, cosa che poi ho effettivamente fatto.

Beh, è stato emozionante recuperare il testo che avevo provato a studiare sette anni fa, riguardare gli appunti che avevo preso (gettando la spugna a tre quarti, quando alcune nozioni di meccanica quantistica risultarono così indigeribili, da farmi perdere la comprensione del tutto. Vedi ultimo ritaglio con appunto manoscritto) e ascoltare l'autore riproporne i concetti essenziali nell'ora di conferenza introdotta da Giorello.

Barbour ha iniziato con una battuta: "Vengo nella città eterna a parlare di tempo che non esiste." Poi ha ripercorso la storia del pensiero scientifico intorno alla questione del tempo, fino all'intuizione della sua non-esistenza e al conseguente sforzo di dare una descrizione matematica della realtà atemporale. Potete immaginare come io senta vicino questo argomento, dopo l'incontro con Davide Fiscaletti e Amrit Sorli, dopo aver sviscerato la loro teoria sull'universo atemporale e - soprattutto - dopo averci scritto il romanzo "Oltre la Fenditura".

Nella sua introduzione, Giorello ha fatto un'analogia interessante, che aiuta a comprendere il senso dell'illusione della realtà: ha parlato delle luci che decorano strade e piazze durante le fiere di paese, o nel periodo natalizio. Quelle in movimento, in cui si vede un lampo di luce che corre lungo una parete. Ogni lampadina del percorso si accende al momento opportuno, poi si spegne. Ciascuna emette la sua luce, ma l'osservatore ha l'impressione di vedere una sola luce, con entità propria, che si muove.
Quando, più tardi è stato richiamato l'esempio della gattina che scatta per afferrare un topo, spiegando che nella visione di Barbour la gatta che è sul punto di scattare non è la stessa che atterra sul topo, mi è subito tornata alla mente l'analogia suggerita da Giorello. Difficile digerire l'idea che io che mi sono mosso non sono lo stesso che ero prima di muovermi. L'universo frantumato in attimi temporali chiusi, gli "Adesso" (Nows) come li chiama Barbour e il concetto di infiniti universi paralleli intimamente interconnessi, tra i quali si svolge in realtà lo spostamento di ciò che esiste, sono ostici e poco intuitivi. L'istinto è di rigettarli in toto, prendendo quello viene esposto dal fisico inglese come un curioso esercizio intellettuale fine a se stesso.

Eppure, a ben guardare, questa intuizione non mi sembra molto distante da quella di Fiscaletti-Sorli, che parlano di universo quantizzato e ondulatorio (quanti di spazio che vibrando generano le forme materiali), ma soprattutto atemporale (tempo inteso come sistema di riferimento per misurare il cambiamento della materia, che è irreversibile; il cambiamento avviene attraverso variazioni dello stato vibratorio dei quanti e il movimento è il trasferimento dell'informazione relativa allo stato vibratorio tra i quanti; così, i quanti di spazio sarebbero le lampadine dell'allegoria di Giorello e tutto ciò che esiste, noi inclusi, la luce che cammina sulla parete). E poi consapevole.

Già, la consapevolezza. Giorello aveva appena chiesto a Barbour come si combina con l'assenza di tempo e di movimento il senso di permanenza che abbiamo, compresa l'identità personale: un'illusione? Alla risposta sostanzialmente affermativa, ricordandomi che Barbour nel suo libro aveva definito la coscienza come un mistero supremo (vedi il terzo ritaglio con nota manoscritta che correda questo servizio), gli ho chiesto se considerasse anche la consapevolezza un'illusione o se, nel suo intimo, desiderasse un giorno trovare una soddisfacente descizione matematica della consapevolezza. Sono rimasto confortato dalla sua risposta: di certo non la ritiene un'illusione. La consapevolezza è reale, ma rimane un mistero e davvero si augura che un giorno si possa arrivare a spiegarla.

Ecco che sono più d'uno i temi su cui mettere intorno a un tavolo Barbour, Fiscaletti e Sorli (magari con Giorello moderatore; io mi limiterei a fare il verbale): l'atemporalità, l'ipotesi di equivalenza tra gli "Adesso" di Barbour e i "Quanti di spazio" di Fiscaletti-Sorli e il tema della consapevolezza, misteriosa per tutti al momento, ma che Fiscaletti e Sorli leggono come una delle proprietà dell'universo stesso.

Avevo altre domande da porre al fisico inglese, ma il contesto, per ovvi motivi, non me lo ha consentito. Per esempio, avrei voluto chiedergli quanto crede nel principio antropico, visto che in più d'un passaggio mi sembra che sotto sotto alligni questa idea. Mi auguro che non manchino le occasioni, magari lo andiamo tutti a trovare nella sua fattoria della campagna inglese, a parlare tra un sorso di thè e un muffin profumato.

(MF)

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BIBLIOGRAFIA SUGGERITA.

Chi volesse approfondire questi argomenti può cominciare a sfogliare qualche libro. Chi è proprio digiuno di fisica è bene che prima di studiarsi il libro di Julian Barbour (non semplicemente leggersi: è impossibile farlo senza fermare i concetti con una matita per tornarci sopra quando occorre, e occorrerà, vedrete!) si legga il bel manuale di Michael Brooks, che spiega tutti i temi della fisica con semplicità (per quanto possibile) e chiarezza, magari aiutandosi con l'utile Atlante Giunti curato da Emiliano Ricci; Davide Fiscaletti con "I Gatti di Schroedinger" fa un riepilogo delle diverse visioni che si sono succedute per capire e spiegare la natura dell'universo; infine un testo che non invecchia mai, il "Tao della fisica" di Fritjof Capra, un concreto aiuto a trovare la connessione profonda che unisce il pensiero razionale occidentale e quello mistico orientale.

Barbour, Julian - LA FINE DEL TEMPO, Einaudi.
Brooks, Michael - FISICA, Edizioni Dedalo.
Ricci, Emiliano - FISICA, Atlanti Scientifici Giunti.
Fiscaletti, Davide - I GATTI DI SCHROEDINGER, Franco Muzzio Editore.
Capra, Fritjof - IL TAO DELLA FISICA, Adelphi.



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