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BS IL BEATO SANTE numero 2 del 2018
In due articoli il servizio sulla cerimonia di consegna delle onorificenze agli eredi dei protagonisti della vicenda Sarano durante l'ultima guerra mondiale e l'inizio di una serie di passeggiate nel bosco attraverso i sentieri appena ripristinati.
I sentieri nel bosco

MAURO FERRI

Grazie alla collaborazione tra la Proloco di Mombaroccio e l’Istituto Agrario di Villa Caprile, da quest’anno sono stati riaperti sei sentieri nel bosco del Beato Sante, inaugurati il 19 maggio in occasione della Festa degli Alberi. Ai due tracciati aperti l’anno scorso (Sentiero della Lavanda e Sentiero degli Scotani, quest’ultimo recuperato dall’Associazione Memoria) si sono aggiunti il Sentiero dei Castagni, il Sentiero del Lupo, il Sentiero della Trincea e il Sentiero dei Lecci. Cominciamo a scoprirli un po’ alla volta.

Il Bosco del Beato Sante esercita il fascino di una suggestione antica. Forse perché lo sappiamo che qui i seguaci di San Francesco vennero a ritirarsi quando il Santo era ancora in vita. O forse perché è l’aspetto del bosco stesso che incute un venerando rispetto. È un bosco vecchio, aggredito dalle piante infestanti: i suoi alberi, querce, lecci, qualche castagno, sono stretti nell’abbraccio dell’edera; sotto è una selva intricata di pungitopo. Nella penombra verde scura si consuma ogni giorno, in silenzio, la dura lotta per la vita del mondo vegetale. È il mondo animale ad animarlo di suoni, dall’alba al tramonto. E al regno animale il bosco offre cibo, riparo e quiete.
L’uomo moderno entra nel bosco con le sue strade, bianche o asfaltate, i suoi parcheggi, qualche radura erbosa ai piedi del convento. Ma fino all’anno scorso il bosco rimaneva lì, quasi ai margini, come se ci fosse un confine tra i luoghi dell’uomo e il bosco. Oggi i sentieri ce lo rendono un po’ più vicino. Ci permettono di entrare nella sua intimità, ci capirlo meglio, di imparare a conoscerlo.
Percorrendoli vien voglia di cercare un angolo sicuro per fermarsi e ascoltare. E immaginare quei primi frati che otto secoli fa lo scelsero per la loro comunità.
Com’era, allora? Non certo come lo vediamo oggi. Santa Maria in Scotaneto era il nome del tempio cristiano intorno al quale si erano riuniti i frati; oggi si incontra qualche arbusto di scotano ai margini del bosco, verso occidente. È una pianta che vuole il sole, non può crescere nell’ombra profonda dominata da edere e pungitopo. Ma se è libero di affermarsi, lo scotano può crescere oltre i tre metri e dev’essere affascinante durante la fioritura, con le centinaia di bozzoli simili allo zucchero filato, o in autunno, quando le sue foglie tingono di rosso intere colline.
In questo scenario dobbiamo immaginare i primi frati erigere la loro chiesa in pietra e legno e le loro capanne tutt’intorno, probabilmente non lontano dalla croce nella scalinata che sale al convento.
E il momento migliore per sentirci vicini a questi luoghi in quei tempi è quando i rintocchi della campana tacciono per poco il vociare degli uccelli.


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