FIERE, SENZA PROGETTI SI RESTA AL PALO

Intervista di Enzo Polverigiani pubblicata sul Corriere Adriatico, cronaca di Pesaro, il 7 febbraio 2003.

Alberto Drudi parla all’inaugurazione della Manifestazione Sumob, settembre 2002 – foto Luca Toni

Mauro Ferri, lei è stato amministratore delegato di Fiere Pesaro spa dal novembre 2000 a dicembre 2002. Dimesso o estromesso?

Niente di ciò. Decaduto il mandato, come del resto è decaduto quello del consiglio di amministrazione, ma loro procedono in prorogatio. Non mi sono ricandidato perché ho dovuto prendere atto che non ci sono le condizioni per realizzare il progetto industriale da me presentato e da loro approvato. Il 2002 ha evidenziato la mancanza dei presupposti necessari.

Quali?

Tempi previsti, 5 anni; investimenti richiesti: oneri strutturali per 5 milioni di euro, parte finanziabili in proprio e altri erogati in conto gestione dai soci istituzionali (Regione, comuni di Pesaro e Fano, Camera di commercio, Provincia). Ma già al primo anno alcuni soci istituzionali hanno cominciato a tergiversare. Se…ma…, viene da chiedersi fino a che punto c’è vero interesse per questa struttura, al di là delle dichiarazioni di facciata.

Che atteggiamento ha tenuto, in questa situazione, il presidente Alberto Drudi?

Si è messo a fare il mio lavoro, a gestire l’azienda, creando momenti di confusione. A mio parere, avrebbe dovuto espletare il suo ruolo: mantenere e coltivare rapporti con le istituzioni, ottenere consensi sui programmi. A me il presidente ha contestato la mancanza di risultati, ha sostenuto di aver ricevuto lamentele da più parti sulla gestione.

A che proposito?

Ha detto che mancavano nuovi progetti, e che quelli messi in cantiere non si sono realizzati. Io ho sempre affermato che la mancanza di nuove manifestazioni sia un fatto fisiologico, (per lanciare un progetto occorrono due anni di gestazione, la fretta è cattiva consigliera); ma, oltre al tempo, sono mancati i soldi (al di là dei costi di gestione, ogni progetto ha bisogno di investimenti specifici, e poi, nel primo anno non ho potuto attuare le azioni promozionali previste) e un convinto sostegno.

Perchè, secondo lei, questo sostegno non glielo hanno dato?

Forse è anche una questione di mentalità. Se porto da fuori un imprenditore disposto a investire, non deve essere guardato con sospetto. D’altronde le potenzialità e le capacità ci sono, vanno solo espresse. Anche perché l’unico vero quartiere fieristico delle Marche è a Campanara.

Insomma, se abbiamo capito, lei sostiene di aver sbattuto contro un muro.

Io ho avuto la sensazione che ben pochi avessero la consapevolezza del significato di costituire una spa per gestire il rilancio di un quartiere fieristico. Ho presentato un progetto di 100 pagine anche per rimediare a una lacuna culturale che mi sembrava evidente. Ma è come se fosse tutto caduto nel vuoto.

Veniamo al sodo. I costi e i programmi.

L’azienda ha costi di gestione che presto arriveranno a due milioni di euro l’anno; parliamo di dieci ettari e 35mila mq coperti. Manutenzione, conduzione, messa a norma, uffici e ammortamenti quest’anno sono costati circa 1,6 milioni di euro. Fiere Pesaro, che ha un capitale di 9 milioni di euro, per andare a pareggio deve organizzare almeno 6-7 manifestazioni come il Samp, che è andato bene. Per riuscire a farle bisogna crederci e investirci.

Drudi ha detto che lo farà.

Una cosa è il “dire”; un’altra il “fare”. Fino a dicembre scorso, in fiera di Pesaro, per il 2003, tolto il Samp, una Promomarche piena di dubbi, una Borsa del Turismo che chiede forti contributi istituzionali, e un Sumob in forte crisi, non ricordo di aver esaminato seri progetti. E nel 2004? Senza progetti concreti, al di là delle dichiarazioni e delle buone intenzioni, si rimane al palo.

In questo panorama, che posizione hanno gli imprenditori pesaresi?

La mia impressione è che stiano alla finestra e aspettino che la mela sia matura.

Certo, il Samp senza i big…

Il Samp non intendeva rivolgersi ai big, non è la loro manifestazione, perché è il salone della piccola e media impresa mobiliera italiana. Scavolini e Berloni, tanto per fare due nomi, non hanno più bisogno del Samp.

Perché dunque tutte quelle polemiche, Scavolini sì, Scavolini no? Perché Drudi insiste?

C’è un equivoco di fondo. Se è vero che Drudi insiste a premere su Scavolini e sugli altri big, allora fa politica e non operazioni commerciali. Invece bisogna dare il massimo ascolto ai bisogni del cliente, perché gli orientamenti fieristici mutano e il successo futuro del Samp non può essere una garanzia fissa. Se continuano le polemiche sui big, si sbaglia completamente strada.

Un cammino accidentato, quello del presidente Drudi…

Direi di sì; secondo me il suo attivismo sarà messo alle strette dai soci istituzionali: prima vediamo i progetti, poi tiriamo fuori i soldi.

Consiglio finale al presidente Alberto Drudi?

Occuparsi della Camera di Commercio.

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