TESTI DI CORREDO A UNA MOSTRA D’ARTE ANTIQUARIA A FORLÌ

Misticismo nel quotidiano d’autore in Romagna – Secoli XVII e XVIII
Il testo di una rassegna artistica collegata a Romagna Antiquariato, Fiera di Forlì.

Questi testi hanno accomagnato, in tavole disposte lungo un percorso, i visitatori della manifestazione fieristica “Romagna Antiquariato” (Fiera di Forlì, ottobre-novembre 2007). L’iniziativa è stata realizzata con il contributo del Comune di Forlì e della Fondazione cassa dei Risparmi di Forlì.

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Camminare tra gli stand di un salone dell’antiquariato è un’emozione che lascia il segno. L’atmosfera è pacata, con vezzi di eleganza che non disturbano la sua natura di mercato. Ogni oggetto proposto in esposizione racchiude una magia particolare, un fascino seduttivo al quale è difficile sfuggire, perché ci parla di noi, del nostro passato, delle radici del nostro quotidiano.
A Forlì questa magia è esaltata dal pavimento della Fiera, chiaro e luminoso, che propone gli oggetti d’antiquariato come sospesi in un’aura di luce, e che guida l’attenzione del visitatore direttamente al cuore dell’oggetto, alla sua essenza, alla sua anima.

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L’anima di ogni oggetto è l’anima degli uomini e delle donne che li hanno ideati, costruiti, acquistati e poi usati, con i quali sono vissuti, per lunghi anni, nelle loro case, perché questa è, in fin dei conti, la cultura antiquaria, un vero e proprio patrimonio all’interno del tessuto sociale, fatta di amore per le cose belle, di attenzione e sensibilità alle tradizioni, di capacità di salvaguardare il patrimonio storico nelle sue piccole cose, negli oggetti di tutti i giorni.
Girando tra uno stand e l’altro, guardando un quadro, toccando il legno di una vecchia madia, o soffermandoci a riflettere accanto a un crocifisso o, poco distante, un inginocchiatoio, possiamo ritrovare i frammenti di vita quotidiana dei nostri avi, della gente di Romagna che da queste parti nasceva, lottava, amava, soffriva, gioiva; romagnoli che vivevano nella vasta pianura tagliata dalla via Emilia, con i profili dei colli preappenninici verso sud, disordinati e agitati come le creste di un mare in burrasca, e la quieta distesa della pianura a nord, che porta nei venti il languore del grande fiume settentrionale, antico confine di terre abitate da genti diverse, e gli esuberanti profumi del mare a oriente.

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Come erano i borghi e i nuclei urbani eredi della antica colonizzazione romana, la Forum Livii o la Forum Popilii, o la città che conserva nel suo nome il significato della cesura, del taglio di confine segnato anch’esso da un fiume? La via Emilia, razionale fettuccia dritta come una spada, collegava tutta la Romagna, ne era la spina dorsale, il perno che univa i cittadini di Romagna, dal mare alle prime propaggini popolate dai cugini emiliani. Le città rimanevano chiuse nelle loro mura, raccolte intorno ai loro centri storici, spesso formatisi sull’antico impianto urbanistico d’età romana, con le chiese a sostituire i templi pagani, conservando, però, lo stesso desiderio di misticismo che è proprio della natura umana.
Le emozioni legate alle atmosfere di quei tempi ritornano ogni volta che si allestisce una fiera dell’antiquariato, frammentate e confuse, arruffate, disordinate ma vivaci come coriandoli.

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Chissà quali arredi, quali legni, quali colori fecero compagnia al San Girolamo di Giuseppe Maria Galeppini, appartenuto alla famiglia forlivese dei Conti Merenda e realizzato dall’artista poco prima di morire, nemmeno trentenne, in una rissa di strada. Era un uomo di talento, Galeppini, nato nel 1625 e buttatosi con entusiasmo nell’arte pittorica; dicono che avrebbe presto superato il suo maestro, Bartolomeo Gennari, presso la cui bottega si andava formando, e forse avrebbe potuto crescere come l’altro suo maestro, il Guercino. Prendendo spunto dai modelli più celebri dell’arte contemporanea, per questo San Girolamo Galeppini si ispirò al capolavoro del Guercino oggi conservato a Parigi, senza tuttavia riuscire a eguagliarlo.

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Chiuse le finestre dei palazzi di città, posto un filtro ai rumori e agli odori di strada, allora come oggi si cercavano angoli di protezione e di calore tra le mura di casa, a contatto con i famigliari oggetti di tutti i giorni e, quando era possibile, con l’arte figurativa, che parlava al cuore della gente e ai loro bisogni di sicurezza, di affetto, di superamento delle incertezze di un vivere difficile e, soprattutto, delle paure che si celano nell’intimo di ognuno di noi. Ecco perché l’anelito mistico è una delle pulsioni più forti nell’uomo e l’arte, strumento di comunicazione prima ancora della scrittura, accompagna l’uomo in questo suo profondo sentire.
San Girolamo e il deserto. La sua è contemplazione di ciò che non si vede, percorso ascetico fatto di mortificazione della carne e sublimazione dello spirito, contemplazione che poi premia con una gioia estatica, ben ritratta negli altri lavori proposti in questa rassegna, più intensa nell’Estasi di San Filippo Neri, della scuola del Cignani e più pacata nel S. Antonio con Bambino, sempre di ambito cignanesco (XVII sec.).
Dopo questa breve visita a Romagna Antiquariato, le tre tele torneranno al loro posto nella Pinacoteca Civica del Comune di Forlì.

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Sacro e profano, religioso e mitologico, l’essenza profonda rimane la stessa: dalle sale di recente rinnovate della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì viene questa splendida interpretazione della Dea Teti di Antonio Balestra, pittore veronese formatosi tra Venezia e Roma, di due generazioni più giovane del Galeppini, che si esprime con un linguaggio formale e con temi allegorici e mitologici propri dei modi di pensare e del sentire nel secolo dei lumi.
Databile intorno al 1710, la divinità antica danza con gli amorini in un tripudio di forme morbide e sensuali, che modellano l’afflato mistico delle concrete e forti pulsioni dell’essere emotivo, in perenne dialettica tra la sublimazione apollinea e la furia dionisiaca.

Opere esposte:

Giuseppe Maria Galeppini
(Forlì, 1625 – ca 1653)
San Girolamo, 1646
Olio su tela, cm 210×153.
Pinacoteca Comunale di Forlì

Scuola del Cignani sec. XVIII
Estasi di San Filippo Neri
Olio su tela, cm 210×153
Pinacoteca Comunale di Forlì

Pittore di ambito cignanesco sec XVII
Sant’Antonio da Padova con il Bambino
Olio su tela, cm 77×55,5
Pinacoteca Comunale di Forlì

Antonio Balestra
(Verona, 1666 – 1740)
La dea Teti
Olio su tela, cm 110×135
Collezione della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

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