Dopo duecento anni* nel castello di Mombaroccio è di nuovo in funzione il teatro. Con il suo palcoscenico, il sipario, le quinte per l’ingresso e l’uscita degli attori e la possibilità di oscurare la sala. Rimangono ancora dettagli non secondari da sistemare, come un adeguato service per le luci, ma il teatro di Mombaroccio può finalmente chiamarsi tale.
Si inventa arbitrari spazi di manovra, formula previsioni campate in aria, propone interventi senza troppo senso di responsabilità – tanto dai banchi dell’opposizione è facile parlare e criticare – poi ammette con un sorriso sornione che fa solo il suo lavoro.
Dai diari del nonno, Francesco Nicolini rievoca le storie difficili di una guerra durissima, vissuta da un contadino chiamato alle armi senza capirne il perché. Una vicenda umana che l’autore ha voluto ripercorrere, dagli scritti lasciati da suo nonno, ai luoghi del suo calvario: il fronte come i campi di concentramento, triste realtà ben prima dell’epoca nazista.